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Orizzonti del contemporaneo. Le scienze umane dagli anni ’70 a oggi

Orizzontelinea apparente, circolare, che segna i confini della visibilità a partire da un luogo d’osservazione e che corrisponde ai punti in cui il cielo sembra toccare la terra

(Sabatini-Coletti 2008)

 

L’orizzonte è il limite ultimo della percezione umana, la frontiera che separa il noto dall’ignoto aprendo il campo virtuale dell’ipotesi, della speculazione, della ricerca.

La natura soggettiva dell’orizzonte ne determina la trasformazione costante: un processo di espansione e contrazione che investe tanto lo spazio percettivo dell’individuo quanto i confini esterni dei sistemi culturali e la loro articolazione disciplinare.

pic by Michael Jantzen

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Anche gli orizzonti ermeneutici delle scienze umane sono interessati da queste ridefinizioni continue, prodotte non solo da fattori interni ai diversi ambiti di ricerca (scoperte, intuizioni, innovazioni), ma anche da cambiamenti nel contesto storico, sociale, politico, economico.

Il rapporto degli studi umanistici con l’epoca nella quale si sviluppano è infatti essenziale per riconoscere la sfasatura caratteristica della contemporaneità, definita da Giorgio Agamben come la «singolare relazione col proprio tempo, che aderisce a esso e, insieme, ne prende le distanze» (Agamben 2008). Nel loro essere inattuali, persone, opere, teorie orientano lo sviluppo delle scienze umane e ne determinano la capacità di prevedere, anticipare, seguire le trasformazioni del proprio oggetto di studio.

Dagli anni Settanta in particolare, questo processo è scandito da tappe fondamentali per comprendere gli odierni limiti e prospettive della ricerca umanistica. L’immagine simbolica dell’uomo sulla Luna, espressione del progresso scientifico e tecnologico e della fiducia in un nuovo ordine mondiale dal chiaro orientamento geopolitico, lascia il posto all’incertezza della crisi energetica e alla conseguente necessità di definire le linee guida di uno sviluppo sostenibile, all’affiorare delle contraddizioni insite nel sistema economico occidentale, al riacutizzarsi della guerra fredda e all’emergere di nuovi attori extraeuropei.

La fine delle dittature in Spagna e Portogallo apre la strada al cammino dell’Europa unita, mentre le ferite aperte dalla decolonizzazione preparano futuri terreni di scontro mettendo in discussione l’universalismo democratico occidentale.

In Italia l’etichetta di «anni di piombo» non esaurisce la grande varietà di trasformazioni socio-culturali che interessarono diversi ambiti: dall’introduzione del divorzio alla chiusura dei manicomi è evidente l’emergere del dibattito sulla laicità dello Stato, sul rapporto tra etica e scienza, sul pensiero della diversità.

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L’influenza di questi eventi, nazionali e internazionali, sulla ricerca umanistica è chiaramente rintracciabile nell’interpretazione postcoloniale degli studi culturali, nello sviluppo del pensiero ecologico e di studi sulle trasformazioni causate dall’uomo sul territorio, nella centralità della questione della differenza (Deleuze 1968) promossa dalle filosofie cosiddette post-strutturaliste. Proprio lo scetticismo decostruzionista, insito nel pensiero dell’«essere come differenza» (Derrida 1971), disinnesca la fiducia in un ordine positivo e universale ancora presente nello strutturalismo. Questa «incredulità nei confronti delle metanarrazioni» (Lyotard 1979), caratteristica della condizione postmoderna, produce da un lato il rifiuto della ragione e del senso, che si esprime nell’anarchia metodologica nel pensiero scientifico (Feyerabend 1975) e nella crisi dei presupposti ontologici dell’esperienza artistico-letteraria, dall’altro il ricorso a paradigmi epistemologici che includano la falsificazione e l’ibridazione. Significativa è la ricezione, da parte delle scienze umane, degli sviluppi della genetica, della topologia, della fisica, della cibernetica e soprattutto dell’informatica.

Gli anni Settanta sono infatti caratterizzati da rilevanti trasformazioni in ambito politico, culturale e socio-economico prodotte dalla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. Si manifestano inoltre i prodromi della futura rivoluzione digitale, destinata a sfumare definitivamente le frontiere poste tra “natura” e “cultura”, attraverso l’introduzione di nuove virtualità: gli strumenti informatici non solo espandono le possibilità umane di controllare fenomeni complessi – dal territorio alla mente, dal testo al linguaggio – ma generano anche forme inedite di espressione e rappresentazione.

Si pongono così le basi per il progressivo mutare delle caratteristiche dell’uomo che, producendo una disconnessione tra le sue possibilità e la natura biologica del corpo, induce a riflettere sull’inizio di un’era postumana, al di là di ogni approccio ancora solidamente antropocentrico.

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Quali sono state le tappe più significative di questi processi? In che modo le scienze umane hanno seguito, anticipandola o prevedendola, la metamorfosi del proprio oggetto di studio? Quali i punti di svolta, le scoperte, le intuizioni, gli errori che hanno aperto nuovi orizzonti di ricerca? Quali i limiti e le prospettive odierne? Il convegno invita a riflettere sul contemporaneo, con uno sguardo al passato più recente e uno all’immediato futuro, incoraggiando sia il dialogo interdisciplinare sia la riflessione metadisciplinare. Si considerano infatti di particolare interesse i contributi relativi agli eventi, alle persone, alle opere, alle teorie che hanno segnato il progresso o il regresso dei diversi ambiti di ricerca, la loro nascita o la loro estinzione, le reciproche influenze e resistenze sul piano metodologico, epistemologico, ermeneutico.

Modalità di partecipazione

 

Il convegno si terrà dal 13 al 15 giugno 2016 presso la Macroarea di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Sono invitati a partecipare i dottorandi e dottori di ricerca in discipline umanistiche degli Atenei italiani ed esteri. La lingua ufficiale del convegno è l’italiano, ma si accettano anche contributi in inglese. La durata prevista per ogni intervento è di massimo venti minuti.

Per candidarsi occorre inviare l’abstract (max. 1500 battute) e il modulo di partecipazione compilato all’indirizzo convegno.dottorandi.2016@gmail.com entro il 15 aprile 2016 30 aprile 2016 (deadline estesa).

Il Comitato organizzatore si riserva la facoltà di escludere le proposte che non rispettino i parametri di correttezza formale e di coerenza con il tema del convegno. La valutazione dei contributi che esulano dalle competenze scientifiche del Comitato saranno affidate a esperti, docenti o ricercatori, afferenti al settore disciplinare di riferimento.

Sarà cura del Comitato comunicare in tempi brevi l’accettazione o l’esclusione degli interventi allegando, in questo secondo caso, adeguata motivazione.

Gli atti del convegno confluiranno in una pubblicazione in volume. La presenza e partecipazione alle giornate del convegno resta imprescindibile prerequisito per l’ammissione alla pubblicazione.

Ulteriori informazioni riguardanti il programma definitivo dell’evento e i tempi e le modalità di consegna dei contributi completi saranno forniti in seguito tramite posta elettronica e sul sito ufficiale del convegno.